martedì 20 ottobre 2026

Tra aria e acqua: la mia fotografia selezionata al Yacht Racing Image Award 2026




La giuria internazionale del Pantaenius Yacht Racing Image Award 2026 ha selezionato questa mia fotografia tra le 80 immagini dell’edizione di quest’anno.

In passato ho già avuto la soddisfazione di vedere un mio scatto tra gli ottanta migliori del concorso, ma ritrovare il proprio lavoro in questa selezione resta ogni volta emozionante. Ogni fotografia nasce da una ricerca diversa, e ogni riconoscimento riguarda anche il modo in cui si è scelto di guardare.

Ho realizzato l’immagine durante le Vele d’Epoca di Imperia. La barca è la Serenade, osservata da una posizione in cui la superficie del mare divide il fotogramma e, allo stesso tempo, ne tiene insieme le due parti. Sopra, le vele e il cielo; sotto, la sagoma dello scafo, immersa in una luce più scura. Nel mezzo, una linea instabile che piega le forme e cambia continuamente la composizione.

Ho definito questa prospettiva uno “sguardo anfibio”. La superficie dell’acqua funziona come una lente in movimento: le gocce, le rifrazioni e la curva dell’onda entrano nella fotografia, rendendo visibile anche il mezzo attraverso cui guardiamo.

Mi interessava accostare l’eleganza di una barca classica alla sensazione fisica di essere in mare. Una regata è fatta di vele, manovre e traiettorie, ma anche di ciò che accade a pochi centimetri dalla superficie, dove la percezione cambia continuamente e una parte della barca scompare alla vista.

Per realizzarla ho utilizzato una GoPro con un dome, la cupola che permette di riprendere contemporaneamente sopra e sotto il livello dell’acqua. È una modalità di ripresa nella quale il controllo dell’inquadratura deve fare i conti con il movimento del mare: basta una piccola variazione perché cambino il rapporto tra le due porzioni dell’immagine, i riflessi e la leggibilità dello scafo.

La fotografia è visibile nella galleria ufficiale del concorso, dove fino al 14 novembre è possibile esprimere una preferenza per il premio del pubblico.






 

lunedì 19 ottobre 2026

lunedì 12 ottobre 2026

Amii Stewart




















Amii Stewart - Sanremo - 2024





 

mercoledì 7 ottobre 2026

MoleArt: ventitreesimo numero!



È online il nuovo numero di MoleArt!

Un numero che attraversa modi diversi di intendere la fotografia: il rapporto tra immagine e verità, il paesaggio, il corpo, la memoria, la consapevolezza dello sguardo.

Da Charles H. Traub a Sebastião Salgado, passando per Cesare Gerolimetto, Cristina Caneva e Sveva Ceriotti, fino ai progetti dedicati allo sport oltre il genere e alla Galleria dei Lettori con Corpi ereditati di Dana Nycz.

Storie e immagini diverse, unite da una domanda che continua ad accompagnarci: che cosa significa davvero guardare?

Buona lettura.


 

lunedì 5 ottobre 2026

Workspace






Da tempo avevo un problema molto semplice: la mia attrezzatura fotografica era sparsa tra zaini, trolley, scatole, cassetti e ripiani. Nulla di drammatico, ma ogni volta che dovevo preparare un’uscita iniziava una piccola caccia al tesoro.

Una batteria da una parte, un flash dall’altra, il 70-200 in una borsa, la GoPro in un’altra. E soprattutto una stanza che, lentamente, era diventata più un deposito che uno spazio di lavoro.

L’idea è nata quasi per caso, vedendo il video di una fotografa americana che aveva trasformato un carrello porta attrezzi in un archivio per corpi macchina e obiettivi. La soluzione mi era piaciuta subito: cassetti robusti, tutto visibile, tutto raggiungibile in pochi secondi. Per qualche giorno ho pensato anch’io di acquistare un vero carrello da officina. Ho guardato modelli, misure, prezzi, immaginato configurazioni diverse. Poi mi sono reso conto che forse avevo già in casa quasi tutto quello che mi serviva.

La protagonista è diventata così una vecchia cassettiera metallica rossa a tre cassetti. Robusta, profonda, chiudibile a chiave e, soprattutto, già mia. (Sono sempre ligure!) Ho rivestito il fondo dei cassetti con un tappetino morbido antiurto, sagomato a misura, e ho diviso il materiale seguendo una logica molto semplice. Nel primo cassetto sono finiti i corpi macchina e le fotocamere che utilizzo più frequentemente: reflex, mirrorless, compatte, GoPro, Insta360 e anche la Polaroid, che in realtà esce molto più raramente. Il secondo è dedicato alle ottiche e ai flash: il 16-28, il 70-200, i piccoli flash e quello più grande, insieme alle relative custodie. Nel terzo ho raccolto tutto il resto: batterie, supporti, accessori, materiale per la pulizia, tappi, piccoli strumenti e tutto quello che normalmente tende a disperdersi in mille posti diversi.

Accanto alla cassettiera ho montato un piano di lavoro molto semplice, appoggiato su due cavalletti. Non è una scrivania: quella esiste già, dall’altra parte della stanza. Questo piano ha una sola funzione: preparare lo zaino. Lo appoggio, apro i cassetti, scelgo quello che mi serve per il lavoro che sto per fare e preparo il corredo. Al ritorno, il percorso si ripete al contrario.

Sotto il piano trovano posto i due trolley fotografici e alcune scatole trasparenti con il materiale meno utilizzato. Gli zaini rimangono immediatamente accessibili. Poco distante ho mantenuto una stazione di ricarica separata, con tutti i caricabatterie già collegati: Canon, Fuji, GoPro, action cam e tutto il resto.

Probabilmente farò ancora qualche modifica. Vorrei aggiungere una barra LED sotto il mobile superiore, magari ricaricabile, per illuminare meglio il piano di lavoro. Forse sostituirò in futuro i tappetini con qualcosa di più specifico per l’attrezzatura fotografica.

Ma per ora preferisco usarlo.