martedì 26 maggio 2026

Sonny Rollins


Sono riuscito a fotografare Sonny Rollins una sola volta, nel 2004, al festival di Jazz à Juan.
Erano anni diversi: il digitale era ancora acerbo, le macchine fotografiche lente, incerte, quasi imprevedibili. Fotografare un concerto significava spesso lavorare più d’istinto che di controllo. Si tornava a casa senza sapere davvero cosa si fosse portato via.

Di quella sera, però, ricordo tutto.
La luce scura del palco, il suono enorme del sax che sembrava riempire ogni spazio possibile, il silenzio quasi religioso del pubblico tra un fraseggio e l’altro. Sonny Rollins non dava l’impressione di “suonare”: sembrava scavare dentro qualcosa. Aveva una presenza fisica e musicale difficile da spiegare. Curvo sul sax, quasi chiuso su sé stesso, ma capace di occupare l’intera scena.

Le fotografie riuscite furono pochissime. Tecnicamente imperfette, forse. Ma oggi mi interessa poco. Alcune immagini, col tempo, smettono di essere semplici fotografie e diventano tracce di memoria. Non documentano solo ciò che è accaduto: documentano il modo in cui lo abbiamo vissuto.

E forse è proprio questo che continuo a cercare quando fotografo musica dal vivo: non la perfezione dell’immagine, ma la possibilità che dentro uno scatto rimanga intrappolata una parte dell’intensità di quel momento.

 

lunedì 25 maggio 2026

Lucilla e la vie on road

 




Lucille e là vie on road - Laigueglia - 2024



venerdì 22 maggio 2026

Carlin Petrini



Ho fotografato Carlin Petrini diverse volte negli anni.

In contesti pubblici, incontri, manifestazioni, momenti ufficiali.

Ma per ricordarlo ho scelto questa fotografia.
Scattata durante una delle prime cene di Libera.

Perché dentro questa immagine c’è forse il senso più autentico di ciò che ha rappresentato: il cibo come relazione, come cultura, come dignità, come gesto collettivo. Non come consumo.

Nessuna posa.
Nessuna costruzione celebrativa.
Solo persone che cucinano insieme.

Carlin aveva una capacità rara: riusciva a parlare di terra, agricoltura, lentezza e comunità senza trasformarle in slogan. Restavano cose concrete e quotidiane.

Per chi, come me, ha attraversato per anni il mondo di Libera, il suo nome non era soltanto quello del fondatore di Slow Food. Era una presenza familiare, un alleato naturale di un certo modo di vedere il mondo: più lento, più giusto, più attento alle persone.

Questa foto oggi mi sembra il modo più corretto per salutarlo.

lunedì 18 maggio 2026

lunedì 11 maggio 2026

Stacey Kent

 













Stacey Kent - Sanremo - UnoJazz&Blues - 2024